Lost Abbey Ghost In The Forest 37cl

20,70

12 disponibili

  • NAZIONE: USA

  • TIPOLOGIA: Saison

  • ALC %: 6

  • FORMATO: 37cl

  • ABBINAMENTI: Formaggi Erborinati, Salumi Stagionati, Tartare

  • 3 PAROLE:  Chiara, Fruttata e Acidula

12 disponibili

American Wild Ale prodotta con un mix di Blonde Ale invecchiate in tipologie diverse di botti di rovere. 

 

Informazioni aggiuntive

Peso 0.5 kg
Nazione

Birrificio

Formato

Alc % / ABV

Colore / EBC

Amaro / IBU (0-100+)

Tipologia

,

Fermentazione

Abbinamenti

,

Ingredienti

, , ,

Brand

Lost Abbey

   

Lost Abbbey

  The Lost Abbey. Nome affascinante e al contempo misterioso che è già di per sé un programma. Due i personaggi di spicco della scena birraria americana coinvolti: Vince Marsaglia, già proprietario del famoso Pizza Port di Solana Beach, in California, che ha partorito l’idea, e Tomme Arthur, chiave di volta del progetto Lost Abbey e figura “illuminata” della craft beer revolution (una sorta di Kuaska a stelle e strisce), che mette l’esperienza produttiva. L’imprinting è fornito da quello stile/non stile che sono le birre d’abbazia belghe, delle quali Vince era rimasto letteralmente innamorato. Il birrificio è in realtà un binomio: Lost Abbey/Port Brewing Company. Si tratta quindi di due distinti marchi, di proprietà comune ma con orientamenti diversi: Lost Abbey si ispira alle birre d’abbazia, dal look raffinato, dotate di tappi di sughero, alcune delle quali affinate in botte, mentre Port Brewing mantiene un “basso profilo”, dedicandosi a birre di più semplice fruizione, maggiormente affini alla birrificazione made in USA. Le etichette birra sono semplicemente uno spettacolo! Forti dei richiami simbolici della cultura religiosa cui si ispirano, rappresentano l’esempio perfetto di come l’immagine e la comunicazione possano fare la differenza. Ecco quelle appartenenti alla categoria Year Round, quelle a produzione costante insomma. simbolici della cultura religiosa cui si ispirano, rappresentano l’esempio perfetto di come l’immagine e la comunicazione possano fare la differenza. Ecco quelle appartenenti alla categoria Year Round, quelle a produzione costante insomma

Il Produttore

Viene fondato nel 2008 da Patrick Rue, un giovane studente di legge che si dilettava con l’homebrewing nel garage della casa che la Santa Clara University aveva dato a lui e a sua moglie Rachel; già da tempo appassionato di “craft beer”, si faceva notare per presentarsi alle feste universitarie, dove tutti bevevano le solite lager industriali, con un paio di growler di birra da lui prodotta. Terminati gli studi, Patrick cerca un lavoro in diversi studi legali, senza successo; l’alternativa sarebbe lavorare assieme al padre (un agente immobiliare), ma il sogno che inizia ad ossessionarlo sempre di più è quello di aprire un suo birrificio…
The Bruery  è dunque un birrificio guidato da giovani ragazzi, che nel giro di dodici mesi passa da tre a dodici dipendenti; contrariamente alla maggior parte dei suoi colleghi californiani,  Rue si focalizza soprattutto su birre ispirate dalla tradizione belga, piuttosto che sulle luppolatissime IPA tipiche della West Coast. Il birrificio diviene famoso per produrre saison e soprattutto una serie di birre acide ed invecchiate in botte che diventano (quasi) oggetto di culto, come la Black Tuesday, una imperial stout invecchiata in botti di bourbon che viene prodotta una volta l’anno.