Lost Abbbey

  The Lost Abbey. Nome affascinante e al contempo misterioso che è già di per sé un programma. Due i personaggi di spicco della scena birraria americana coinvolti: Vince Marsaglia, già proprietario del famoso Pizza Port di Solana Beach, in California, che ha partorito l’idea, e Tomme Arthur, chiave di volta del progetto Lost Abbey e figura “illuminata” della craft beer revolution (una sorta di Kuaska a stelle e strisce), che mette l’esperienza produttiva. L’imprinting è fornito da quello stile/non stile che sono le birre d’abbazia belghe, delle quali Vince era rimasto letteralmente innamorato. Il birrificio è in realtà un binomio: Lost Abbey/Port Brewing Company. Si tratta quindi di due distinti marchi, di proprietà comune ma con orientamenti diversi: Lost Abbey si ispira alle birre d’abbazia, dal look raffinato, dotate di tappi di sughero, alcune delle quali affinate in botte, mentre Port Brewing mantiene un “basso profilo”, dedicandosi a birre di più semplice fruizione, maggiormente affini alla birrificazione made in USA. Le etichette birra sono semplicemente uno spettacolo! Forti dei richiami simbolici della cultura religiosa cui si ispirano, rappresentano l’esempio perfetto di come l’immagine e la comunicazione possano fare la differenza. Ecco quelle appartenenti alla categoria Year Round, quelle a produzione costante insomma. simbolici della cultura religiosa cui si ispirano, rappresentano l’esempio perfetto di come l’immagine e la comunicazione possano fare la differenza. Ecco quelle appartenenti alla categoria Year Round, quelle a produzione costante insomma